Pagina 52 - NETTUNO LA SUA STORIA

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morte di quest’ultimo. Nel corso di quella famosa battaglia navale,
alla quale parteciparono quasi sicuramente alcuni nettunesi,
Marcantonio II ebbe ai suoi ordini come marinaio spagnolo Miguel de
Cervantes, il futuro autore del
Don Chisciotte della Mancia
, sublime e
visionaria parodia dei romanzi cavallereschi, che, colpito da due
archibugiate restò ferito al petto e alla mano sinistra sulla quale portò
per sempre i segni delle offese ricevute.
Dopo il trionfo decretatogli a Roma, Marcantonio II Colonna fece
pressioni affinché si continuasse la guerra in Oriente. Ma tutti i suoi
sforzi e quelli del nuovo papa, Gregorio XIII, che nel frattempo lo
aveva confermato al comando della flotta pontificia, non riuscirono a
ottenere lo scopo. Difatti, dopo la pace con i turchi stipulata da
Venezia che aveva interessi economico-commerciali in Oriente, la
Lega Cristiana si sciolse e Marcantonio II, «stanco degli ozi romani e
insofferente degli intrighi della corte papale», tornò al servizio della
Spagna, tanto che nel gennaio 1577 fu nominato, da Filippo II, viceré
di Sicilia, carica che onorò per il meglio salvaguardando l’isola dalle
continue e pericolose incursioni dei corsari barbareschi, promovendo
l’agricoltura, abbellendo Palermo e Messina di monumenti ed eserci-
tando con rigore la giustizia, insomma amministrando con capacità e
oculatezza l’isola, contrariamente a quanto aveva fatto per il Castello
di Nettuno che, una volta riconquistato, dopo aver partecipato nel
1556 all’attacco contro Roma e contro il papa Paolo IV al fine di ripren-
dersi i beni di cui il padre lo aveva privato, amministrò a livello fisca-
le in modo esoso così come aveva fatto Ascanio.
Allora l’essere sceso in campo contro il papato, al fianco dell’Impero
e della Spagna gli procurò molti guai. Una sentenza di monsignor
Atracino lo condannò nel 1566, all’esilio con l’accusa di aver congiurato
contro la Santa Sede; Paolo IV fece seguire, il 4 maggio di quell’anno,
una Bolla con la quale, dopo aver elencato tutti i delitti commessi sino
ad allora dai Colonna contro il papato, lo scomunicò e lo privò di tutti
i possedimenti appena riconquistati. Nel frattempo Paolo IV Carafa ini-
ziò la guerra della Campagna di Roma e del Regno di Napoli (1556-
1557) per togliere a Filippo II di Spagna il trono partenopeo. Creò il
ducato di Paliano che assegnò al nipote Giovanni Carafa. Simile sorte
toccò al Castello di Nettuno che venne tolto ai Colonna e assegnato ai
Carafa i cui membri del ramo napoletano s’erano alleati con la Francia,
alleanza che fu utile sia ai Carafa che al papato, in quanto alla Santa
Sede interessava entrare in possesso del Regno di Napoli e massime
della fortezza di Gaeta. Una volta iniziate le ostilità, vennero esaminate
le fortificazioni dei diversi feudi, poiché quello di Nettuno, di cui
responsabile delle poche forze messe a presidio contro gli attacchi della
marina spagnola era il maresciallo Strozzi, ufficiale dell’esercito france-
se, poiché quello di Nettuno -dicevo- presentava scarsa sicurezza,
Giovanni Carafa, Duca di Paliano, inviò un dispaccio al Duca di Somma
in Velletri con cui gli chiedeva di far distruggere le fortificazioni di
Nettuno. Il Duca di Somma si oppose a tale ordine, adducendo come
motivazione che così facendo si sarebbe danneggiata la miglior terra
che si possedeva, difatti -a suo dire- si sarebbero persi 6000 scudi di
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Papa Gregorio XIII.
Ritratto di Filippo II,
realizzato dal Tiziano (1477-1576)
Prado Madrid.
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